U N D E R S K I N ∙ scritti | testimonianze

di orienToccidenT

quadr6 WASTEDLIVES|UNDERSKIN|PUTIGNANI|2015

La creazione di Vite di Scarto ha influenzato la mia immaginazione e le mie radici spirituali, le cose più fragili e potenti del bambino interiore. Il suo sguardo, con la crescita, è restato innocente e follemente curioso, non cadendo nelle trappole dell’esperienza e dell’intelletto. La salvezza di questa forza e sensibilità è la mia sfida più grande. 

Solamente con la guida di quel bambino posso avere la possibilità di creare delle cose che restano, di raggiungere l’immortalità.

Così grande è stata l’importanza di Vite di Scarto.

May 2015

Marija Gavrilovic

quadr2 WASTEDLIVES|UNDERSKIN|PUTIGNANI|2015

L’andata in scena si brucia in un attimo. È come la vita. Ma condensata in un secondo. Tutto questo è vitale e struggente allo stesso tempo. In altre parole, è sublime.

La tensione e l’energia si consumano in un tempo in continua trasformazione. La velocità. Tutto ha la durata di una fiamma. Un tempo dinamico in relazione alla percezione e alla memoria. 

Quale potrebbe essere il tempo dello spettatore? Per me è stato un solo minuto infinito. 

Mentre sentivo i tamburi e le parole “In quale corpo . . . In quale pianta . . . In quale pietra . . .” – quello è stato il momento – tutto si è gelato, ho sentito freddo e la mia spina dorsale si è allungata fino alla volta e ai rosoni – viaggiando insieme alla voce e ai suoi armonici più elevati. I nervi hanno vibrato, il sangue ha scorso.

E alla fine – la voce di Orson Welles accompagnava quelle figure sospese ed evanescenti. Tutto apparteneva ad un corpo unico nello spazio.

E ora mi sento divisa. Sento che il mio corpo ritrova il suo ambiente e il suo tempo naturale solo nel laboratorio. E queste riprese di Vite di scarto stanno scandendo il ritmo della mia vita –

Un percorso distillato nell’arco degli anni che scava corpo, mente e spirito.

Una modificazione reale

che necessita di tempo.

3960 respiri devono accadere. Il sangue deve scorrere.

Il corpo scandisce il tempo

e lo fa suo.

E alla fine

il Tempo è del Corpo.

May 2015

Giulia Ines Simonetti

È necessario riconsiderare lo spazio e il proprio corpo nello spazio.

Non si è soli, ma in relazione. La difficoltà estrema sta proprio in questo: essere veri e autentici nel relazionarsi all’altro e nel rivelare se stessi.

Avrei voluto avere più tempo per restare e ascoltare. La messa in scena è stata fatta correndo, con i pensieri veloci, che solo ora si stanno depositando nel corpo.

Le prove sono state i veri momenti di ricerca, in cui si sono scatenate le relazioni, si è esplorato lo spazio insieme, come se si fosse innamorati per la prima volta. Innamorati dell’altro, chiunque fosse.

Sperimentare il mistero del conoscersi e dell’avere paura del confronto / possibile scontro. In quei momenti il tempo sembrava interminabile, i pomeriggi non si concludevano mai e tutto era aperto, stimolante e scatenava creatività. C’era tempo per dire: ecco, poi verrà il tempo in cui definiremo tutto, ma per ora tutto è possibile, tutto si può fare e le idee sono tante…

Il processo di lavoro è avvenuto nel laboratorio. Fulcro del processo creativo, luogo e tempo della ricerca e dell’incontro. Il processo di lavoro è aperto, permette la vita di più processi, di più metodologie e pratiche di ricerca. Laboratorio di origine neiwilleriana, poi contaminato dalle pluri-esperienze trasmesse da Loredana Putignani: dalla DUSE all’ABRAMOVIC METHOD, da CARMELO BENE a LEO DE BERARDINIS, da EDUARDO a CARLO CECCHI, da YVES KLEIN a JOSEPH BEUYS, da GROTOWSKI a MICHIKO HIRAYAMA…

Prendere confidenza con questo metodo di lavoro non è immediato. Necessita di tempo per radicarsi nel corpo e scolpirlo dall’interno.

Il processo di ricerca permette una grande libertà d’espressione e, allo stesso tempo, esige una disciplina che va scoperta gradualmente, attraverso la pratica costante, quotidiana.

Scava una galleria impercettibile nel corpo che viene preparato, a partire da semplici esercizi che modellano le zone segrete – le dita dei piedi, l’ombelico, le ossa ischiatiche. Si parte dall’interno, dalle zone dimenticate, scartate.

La costruzione scenica nasce dall’intero gruppo, attraverso l’improvvisazione e la costruzione di azioni singole. Azioni che nascono da momenti di verità individuali e collettivi in cui chi agisce (attore / performer) non rappresenta, ma è se stesso.

La quarta parete è abbattuta.

Lo spazio viene rivissuto concretamente.

Lo spettatore non viene ignorato, ma lo si guarda negli occhi, come facevano i fuorilegge Keaton e Godard.

Ogni spazio e oggetto scenico, costruito dagli stessi artisti / performer con materiali rimediati, di scarto, ha scatenato differenti idee, azioni e movimenti. Le prove nel palcoscenico hanno fatto nascere azioni che, molte volte, solo alla fine sono riemerse in San Carpoforo, in forme rielaborate, ridefinite appositamente su quel luogo.

È insieme terribile e affascinante pensare a come tutte le energie di un gruppo si modulano e si combinano nel corso del tempo. Tra la consapevolezza e l’ignoto, in lotta per raggiungere uno stato di profonda connessione con il proprio corpo, LIBERI dal giudizio e di rapportarsi agli altri e allo spazio senza barriere.

Le aggressività, le paure, le insicurezze e le follie creano ogni giorno atmosfere delicatissime, che sembrano fatte di niente. Impercettibili equilibri e sinergie tra le persone… sono reti fragili, segnate dalle presenze / assenze, che ogni giorno vanno ricostruite. Eppure c’è qualcosa di concretissimo e forte che trattiene il respiro e il corpo, e non permette rinunce o fughe.

L’ATTO REGISTICO È ESILIATO, RIVOLUZIONATO, RIDOTTO ALL’ESSENZIALE. Nel corso del lavoro il compito del regista non sta nell’impartire ordini o nell’imporre le proprie idee, ma nel costruire i CONTESTI, nello scatenare reazioni, domande e relazioni tra corpi, pensieri, culture, lingue, suoni, parole… Il tutto è aereo, libero, finché non diventa necessario strutturare, livellare, eliminare il superfluo.

Il MONTAGGIO (grotowskianamente / cinematograficamente inteso), azione necessaria, in cui ogni singolo pezzo, costruito inizialmente come frammento, si congiunge con le altre azioni e scene in forme aperte e acquista molteplici sensi / tempi. Le azioni nate dalle improvvisazioni possono così mutare nel corso del tempo. Può capitare che alcune sensazioni iniziali, apparentemente perdute nel corso delle prove, ritornino naturalmente nel montaggio conclusivo. La levità e la leggerezza di una scena eliminata, costruita sui toni briosi di Lisboa Antiga di A. Rodrigues, possono ritornare, in forma diversa, nel ballo finale insieme agli spettatori. Sulle note di Charlie Haden il pubblico viene liberato dalla propria postazione fissa e condotto in una zona speculare e opposta, dalla quale osservare lo spazio in una condizione nuova insieme ai performer. Spettatore e attore (in quanto corpo agente) come unico occhio / punto focale dell’azione, sono chiamati a riconsiderare se stessi in rapporto all’altro, alla diversità. Riformulare il proprio punto di vista, il proprio pensiero, ma senza perderne la forza e l’autenticità. Aprirsi a tutte le possibilità di lettura e far sì che CIRCOLI NUOVA ARIA. Senza il timore di contaminarsi.

May 2014

Giulia Ines Simonetti

VITE di SCARTO - L.Putignani Performers Brera 2014 QUADRO 8

“Fino all’ultimo giorno delle prove lo spettacolo non ha mai smesso di cambiare,

la famosa “porta aperta” di Rossellini.

Ogni momento era adatto al cambiamento, la mutazione, la crescita.

Il fatto che non ci fosse un testo da seguire, nessuna parte da simulare,

è stata la cosa che mi ha affascinato di più del lavoro.

L’ analogia più stretta che si può avere con la vita.

Conoscere solo la direzione e la strada da percorrere,

consapevoli che l’unica cosa che ci attende è lo Sconosciuto, è a dir poco fantastico.

Come Cristoforo Colombo, è partito per arrivare in India e ha scoperto l’America”

Eugenio Barba

Per quanto riguarda il risultato finale, solo i testimoni di questo scarto di vita potevano giudicare, e sappiamo bene tutti quanto l’esito sia stato più che positivo. Questo è fondamentale per poterci credere ancora di più e acquisire la consapevolezza che la nostra è stata un’opera favolosa e che può crescere ancora tanto. Spero che questo mio pensiero sia comune a tutti, grazie ancora per la bellissima esperienza, sperando che sia solo l’inizio.

May 2014

                                     Cosimo D’Agnessa

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quadr8 WASTEDLIVES|UNDERSKIN|PUTIGNANI|2015

FOGLIE PRECARIE SU GHIACCIO BOLLENTE

May 2015

Marco Velli

Nell’aria_conflitti tra le pietre_

immersi nello spazio antico, respirando arie lontane ma cariche di contemporaneità.

impulsi informali che prendono una forma informe.

repulsione di corpi complici.

simmetria e dissonanza a confronto.

la festa dello stare insieme…

November 2014

Marco Velli

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… Penso di  aver capito per cosa voglio vivere, ovvero, voglio vivere per quella sensazione che ti rapisce, ti travolge, ti consuma in un atto intimo, autentico e sensuale; tocca ogni fibra del tuo essere, del tuo esistere, sollecitando al massimo il cuore e restituendo una nuova forma di stare al mondo. 

Sono alla ricerca dei momenti, dei luoghi in cui far l’amore con l’universo. Mi piace pensare che in tale occasione la mia anima dilaga come una molecola nell’aria, propagandosi nello spazio sino al limite dell’altro e della sua forza vitale.  Ed è per questo che supporto l’attesa, ogni cosa connessa ad essa mi separa dall’incontro, dall’abbandono… Io vivo per questa occasione, lo spettacolo Sotto la pelle è stato tale …

May 2015

Andrea Maia

quadr9 WASTEDLIVES|UNDERSKIN|PUTIGNANI|2015

Collaborare a questo spettacolo è stato istruttivo, divertente e anche liberatorio.

Il gruppo di lavoro è fantastico, dove nessuno giudica e tutti sono disponibili e amichevoli.

Lo spazio è fantastico, è il corpo che parla.

Tutto risuona come una musica antica, che viene da più paesi e culture, ma allo stesso tempo è uguale per tutti.

May 2015

Amina Nazir

quadr10 WASTEDLIVES|UNDERSKIN|PUTIGNANI|2015      “Hai tre minuti per decidere     Se entri non uscirai mai più Se non entri non entrerai mai più”

Il mio è stato un salto nel buio,

Inaspettato.

Dentro questo immenso buio

vi ho trovato il luccichio dell’oro

la Luce.

La regista ha radunato e scelto con grande intuizione e talento, nei modi e nei momenti meno probabili possibili, i componenti che sarebbero stati istruiti, sensibilizzati e allenati per la realizzazione di questo spettacolo, di questo lavoro totalmente espressivo e delicato dove la visione e l’emozione cambiano in base allo spettatore, alla sua posizione, situazione, propensione e origine.

I componenti sono 20 e si tratta di artisti, musici e performer di grande sensibilità che hanno saputo condividere il loro sé e incatenarlo, mettendosi in gioco, spogliandosi e rivelandosi per quello che realmente sono. A mio avviso sono tutti stupendi, tutti sono in grado di insegnare qualcosa e di condividere Amore senza pregiudizi, competizioni, rivalità.

Questa situazione ha permesso alla regista di individuare le peculiarità e di costruire scene aderenti e cariche di forza. Il lavoro, la preparazione dello spettacolo e lo spettacolo stesso, impostato con abilità dalla regista, offrono e permettono la possibilità di crescere ogni minuto che passa, di concretizzare e godere del qui e ora, di stupirsi e di stupire, di imparare costantemente e, per quanto mi riguarda, di fondersi col tutto. Le emozioni che ho provato da quando ho incontrato Loredana Putignani, sono entrata a San Carpoforo e ho conosciuto la compagnia, fino ad ora sono infinite, dinamiche e in costante analisi. Posso riassumerle e anticiparle condividendo un fatto avvenuto più di una volta durante le prove di alcune scene e durante lo spettacolo: Ho sentito dentro me un flusso di energia pura e densa, appartenente ad un’origine lontana, che mi attraversava il corpo, la mente e l’anima. Sono stata folgorata da tale bellezza, complice di lacrime in scena. Un elemento essenziale che devo menzionare è la forza del pubblico. In diversi momenti interagivo con il loro sguardo: loro entravano dentro i miei occhi e io mi tuffavo nelle loro pupille. Tre volte, in tre repliche diverse, a tre persone differenti, ho tracciato imprevedibilmente e delicatamente sul corpo un segno con un gesso bianco, e per tre volte è stato come percorre un ponte per andare a conoscere l’anima dell’altro per trovare la tua.

Non mi resta che ringraziare con tutto il cuore la regista e tutti i membri della compagnia: Alice, Amelia, Amina, Anna, Cosimo, Erika, Federico, Floriana, Giulia, Irene, Margherita, Marco, Mario, Marija, Naomi, Omar, Pelin, Silvia, Yu.

May 2015

Alessandra Piga

quadr5 WASTEDLIVES|UNDERSKIN|PUTIGNANI|2015

quadro x scritti 1

Vite di Scarto si è rivelato essere per me più di un impegno scolastico e di un laboratorio formativo.

È un lavoro che mi ha coinvolto personalmente a livello fisico e intellettivo, crescendo fino a diventare qualcosa che ho sentito davvero vicino alla mia sensibilità. Il clima di lavoro in cui il laboratorio si è sviluppato è stato decisamente favorevole a far emergere le straordinarie azioni performative che hanno caratterizzato lo spettacolo. Un clima sereno, di fiducia reciproca e di complicità, senza il qualche credo che non sarebbe stato possibile ottenere un risultato tanto soddisfacente.

Vivendo la performance dall’interno l’ho sentita particolarmente forte e carica di significati che, come ho potuto constatare, sono stati efficacemente trasmessi al pubblico.

Costruire un’azione con la consapevolezza del proprio corpo, della sua posizione e del suo movimento nello spazio, senza dimenticare il corpo di tutti gli altri performers, ugualmente presenti nel medesimo spazio; uno spazio da condividere e costruire tramite le azioni, dalle più semplici e quotidiane, alle più complesse e cariche di significati antichissimi: questa per me è stata la sfida e l’obiettivo ultimo di questo lavoro.

May 2015

Floriana Setti

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Nella performance, l’uomo riesce a raggiungere il proprio io scrollandosi di dosso influenze e problemi.

Durante le prove e gli spettacoli bisogna esserci con anima e corpo e ogni singolo gesto svela un irrequieto bisogno di confrontarsi con l’altro, con lo spazio e con se stesso per la ricerca della verità.

Nella performance, anche solo per un attimo, le anime si incontrano diventando una sola cosa. Finalmente, non ci si sente più soli.

Un attimo che vale più di una vita, più dei miei ventiquattro anni.

May 2015

Naomi Galbiati

Culture diverse si fondono nell’universalità del linguaggio di un corpo in relazione allo spazio. Gesti che nascono dal desiderio di conoscere se stessi e riuscire a relazionarsi con gli altri.

November 2014

Naomi Galbiati

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quadr4 WASTEDLIVES|UNDERSKIN|PUTIGNANI|2015

Le gambe a pezzi, la voce che parte da radici sempre fondate su un terreno che è “Terra che dura ancora”.       

In quale corpo?

Un corpo stanco, un corpo arricchito e colmo di gratitudine di chi ha fiducia, ancora, nel prossimo.

Uno sguardo svuotato di dolore e pieno di essere.

Una consapevolezza di chi è presente, di chi non potrà mai svuotarsi del proprio essere ma potrà controllare ciò che sente e modificarsi in un continuo andare avanti, grazie e contro tutti.

Uno sguardo che va oltre oltre i limiti, oltre le paure ma di pari passo con i sentimenti.

I passi che, uno dopo l’altro, tra una perdita di equilibrio e un’acquisizione dell’anima, conducono a un risultato che è solo la fine dell’inizio.

Grazie della passione,

Grazie dell’esperienza,

Grazie del rigore. 

Qui sopra descritti i pensieri emersi di getto dopo l’ultima replica.

È stata un’esperienza ineguagliabile, totalitaria, formata da un gruppo di persone con un’energia forte e una sintonia sorprendente.

È questa un’esperienza che ha accresciuto il mio essere e mi ha permesso di conoscere me stessa, attraverso il corpo e il suo modo di esprimersi. 

Secondariamente, ho avuto modo di poter conoscere delle bellissime persone, fatte di debolezze, di punti di forza, di paure, di sentimenti, di gioie, ma in grado di infondere energia costruttiva, pronti a donarsi e arricchirsi in questo naturale, continuo, inevitabile evolversi di cui è composta la vita.

Grazie a tutti.

May 2015

Anna Timpanaro

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Partecipare a questo laboratorio è stato senza dubbio un’esperienza del tutto nuova. Quando prendi parte a un lavoro di questo genere sei costretto a metterti in gioco sia fisicamente che emotivamente, devi individuare i tuoi limiti e superarli. Soprattutto impari a lavorare con altre persone, a rispettarle e condividere con loro questa esperienza. 

Infine, la messa in scena dello spettacolo ti lascia un grande senso di gratificazione perché senti e vedi il frutto del lavoro che si è affrontato insieme.

May 2015

Alice Francesca Sabbadini

quadro x scritti 2

Misterioso il percorso che avrei affrontato, misteriose le presenze che avrei incontrato, misteriosi i luoghi che avrei conosciuto, misteriose le azioni che emergevano dal mio stesso corpo, misteriose le memorie dimenticate, fossilizzate, da cui nascevano queste azioni, ancor più misteriose le azioni che emergevano dai corpi e dalle molteplici ed estremamente diverse esperienze dei compagni di viaggio, misteriose le visioni, i suoni, le sensazioni. 

In maniera istintiva, pura, è nata un’azione che si è fatta emozione, passando attraverso i corpi, come flusso di energia, flusso sempre più potente, mentre raccoglieva l’esperienza del micro-universo presente in ognuno di noi, sempre più forte, mentre eravamo uniti da una crescente sintonia.

Questa forza, dapprima latente, poi sempre più vicina alla superficie del visibile, ha dato a noi, come unico corpo, la capacità di muoverci, di muovere emozioni dentro e fuori di noi, sia nell’immobilità sia nella mobilità concreta di un filo, di una mano, di una voce, di un coltello, di un telo bianco dipinto dalla luce, della punta di un piede, della fiamma di una candela, di una frusta che schiocca sulla pietra, di un tessuto che bagna le pareti, di un tappeto di capelli che si stende sul pavimento, di un vestito che se ne va e di un vestito nuovo che rimane, di un passo di uomo che risuona come passo di gigante, di un gruppo di donne che oscillano nell’acqua…

Resta misteriosa la prima forza che ha mosso questa infinita, mobile, catena di persone e azioni e sensazioni. Ma quel che prima era poco chiaro, si è naturalmente reso più comprensibile e ora rimane una traccia aggrappata alla memoria di ognuno di noi che procede energica e mutevole.

May 2015

Margherita Turchi

Esperienza irripetibile. Esperienza indimenticabile. Respiro di vita e di arte. Il corpo muta. L’anima rinasce. Lo spirito diventa corpo nello spazio. La musica, il suono, avvolge il mio essere. Un crescendo di sospiri bianchi che nutrono la terra.

May 2015

Erika Bellusci

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L’esperienza di questo laboratorio mi ha arricchito sia razionalmente che emotivamente. Ho preso coscienza del mio corpo e del mio respiro riportando valore a quei gesti e movimenti quotidiani che per necessità automatizziamo. Ho imparato a sentire l’altro attraverso la pelle e a gustarmi gli Attimi.

May 2015

Irene Ghidelli

In un luogo non comune, una chiesa sconsacrata.

Dettagli di volti, di corpi,

frammenti di vite anonime.

Frames come quelli che, a centinaia, praticamente inosservati, ci sfiorano ogni giorno; ma che quando incontrano lo sguardo famelico dello spettatore diventano l’attimo, trovano il loro valore, il loro significato.

Camminare, respirare,

e poi

il kaos, la tensione,

il divertimento,

il silenzio dopo la tempesta,

sezione del tempo, attimo,

l’urlo, lo sfogo,

l’ammasso di corpi e il loro respiro,

la riconciliazione.

May 2015

Silvia Fonti

quadr1 WASTEDLIVES|UNDERSKIN|PUTIGNANI|2015

Quello che mi viene subito da dire è che mi sono sentita parte di qualcosa di più grande, tra sogno e realtà. Un qualcosa che parlava di me, di loro, della persona che mi stava accanto, di tutti noi. Rivivere l’emozione da fuori è stato altrettanto forte, anzi forse un’esperienza ancora più carica perché portava in sé il richiamo della memoria. Ed era una memoria che vibrava. Era viva. Mi sono vista attraverso uno specchio e non dimenticherò mai l’immagine di quel telo trasparente sospeso nel vuoto. Il cielo sopra Berlino… Nessun muro in mezzo però. Noi spettatori, loro performer in uno spazio unico, quello della percezione più sottile. 

May 2015

Elena Adamou

VITE DI SCARTO3

Vite di scarto raccoglie il succo di più essenze. Nasce dall’unione di diversi modi di comunicare, diversi territori, comuni origini. Lo spettacolo racchiude possibili prospettive di comprensione, modi di vivere e sopravvivere. Un passato che si ricollega ad un futuro incerto, un presente della stessa materia dell’indefinito.

November 2014

Chiara Vitale

amina chiar

Indagando sulle differenze di vari mondi si crea un unico microcosmo, fatto di azioni, luci e corpi nello spazio.

Una soglia di verità diventa tangibile.

November 2014

Salvatore Averzano

VITEdiSCARTO#2Putignani*YT*juliett-47

SPAZIO PELIN- END

Nεοσ    Kληροσ   πρωην   Eγκαταλελειμμενησ   Eκκλησιασ 

Nuovo    Clero      Ex           Sconsacrata            Chiesa

November 2014

Konstantinos Echo Dervenis

Voglio un invito per il più vero teatro della città 

dove Ambrogio di Milano ha prosperato

e il super mago Vittorio De Sica ha realizzato la sua opera, il neorealistico rituale

 Miracolo a Milano,

uno spazio in cui rivelate un mondo parallelo,

al quale solo voi, fino ad ora, sapete e dovete iniziarci.

November 2014

Andreas Ladas

VITE di SCARTO - L.Putignani Performers Brera 2014 QUADRO 0

«Essere appesi alle stelle».

Cercare_trovare_mantenere_perdere un equilibrio. Poi ritrovarlo.

Questo è il gioco.

Coglierne la consapevolezza.

Sfruttare la consapevolezza.

Camminare in punta di piedi tutti i giorni e tutto il giorno.

Questo succede.

Vivere in equilibrio tra ciò che materialmente tende a volte a distruggermi e il mondo di idee in cui mi piace divagare.

Equilibrio tra il foglio di carta e la certezza che tutto è già dentro_è sopra.

Scavare.

Superare limiti fisici e mentali.

Coscienza di me_dell’immagine_dell’atto_della presenza.

Prima esperienza.

Passo per me.

Per andare avanti.

Inizio di una conciliazione.

Esperienza_magica_ intensa_nuova.

Persone limpide amici compagni

November 2014

Laura Zini

VITE di SCARTO - L.Putignani Performers Brera 2014 QUADRO 10

Un giorno, mentre navigavo in internet sulla pagina di Brera, ho visto il manifesto [del seminario Drammaturgie Intercontinentali, legato alla notizia di cronaca dell’uccisione di] Mahtab Ahad Savoji, una ragazza iraniana che conoscevo. La storia di Mahtab è diventata tragica come le storie dei romanzi che leggevo in Iran… una ragazza che, [per via degli squilibri con i suoi coinquilini], era in cerca di [una nuova] casa,  […] una casa dove rilassarsi dalle stanchezze del giorno. Dopo [aver contattato alcuni] cittadini italiani e stranieri […] trova finalmente una casa dove sentirsi bene, un posto per riposarsi [e] prendere energie. Ma purtroppo [la storia] non si è conclusa bene. È finita [in modo] così amaro… così tragico.

Questa storia mi ha portato angosce: [anche] io sono dentro questa società e anch’io sono una persona che ha sofferto… io mi sento Mahtab!

Quella sera ho promesso a me stessa di partecipare al [seminario] e [il giorno seguente] sono passata nell’aula. […] Il mio amico Taher era già lì… Quando sono entrata, ho visto alcuni [studenti dell’accademia] che parlavano con una professoressa, la professoressa Loredana Putignani. Non sapevo cosa stesse succedendo, volevo capire. Ho chiesto informazioni ad un ragazzo, Cosimo: la sua gentilezza mi ha fatto sentire la benvenuta.

Tutto si è costruito man mano: i legami, le amicizie, i percorsi interiori, il laboratorio, mi hanno portato momenti positivi e non, mi hanno portato divisioni e unione, pace e confusione. Durante il percorso ho sentito un mondo dentro di me e dentro tutti noi! Tante sensazioni. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . orgoglio . . . . . . . . . . . bellezza . . . . . . . . . . . attività . . . . . . . . . . . movimento . . . . . . . . . . . egocentrismo . . . . . . . . . . . comprensione . . . . . . . . . . . collaborazione . . . . . . . . . . . gelosia . . . . . . . . . . . pazienza . . . . . . . . . . . egoismo . . . . . . . . . . . cooperazione . . . . . . . . . . . assistere . . . . . . . . . . . stufo . . . . . . . . . . . motivazione . . . . . . . . . . . fatica . . . . . . . . . . .

Il giorno dello spettacolo è arrivato. Sebbene si siano riscontrati problemi esterni dalle prime ore del giorno, c’era la luce sacra [della chiesa di] San Carpoforo …la luce della candela… C’era il silenzio, la voce di Pelin… la musica… abbiamo camminato verso la candela… avevo un melograno in mano… come il cuore della mia amica Mahtab.

Dopo il silenzio abbiamo rivolto il nostro sguardo al pubblico. Il mio cuore si è congelato… la musica è continuata… Jasper Johns… Organ… il pane… il tunnel… il ballo… Lo spettacolo è durato 45 minuti. Per me solamente due. Come un lampeggiante… Come la lacrima che mi è scesa quando recitavo un frammento di Kader Abdolah. È rimasta una grande esperienza… ho trovato tanti amici… ho [conosciuto] un altro modo di vedere e di vivere…

Grazie alla professoressa Putignani e a tutti i nuovi amici . . .

May 2014

Sareh Ghandchi

Ciao

Scrivo

Perché devo scrivere.

Rido

Perché devo ridere.

Voglio bene a tutti

Perché devo volere bene a tutti.

Non parlo

Perché non devo parlare.

Accetto

Perché devo accettare.

Allora entrando [nel] gruppo, ho capito:

Chi è Marina Abramovic

Cosa significhi essere professionali

Cos’è la fiducia

La ringrazio.

May 2014

Damoon  Keshavarz

PAGINA 1

Sono state settimane intense, molto intense. Per fortuna siamo riusciti a trasmettere qualcosa e a riscuotere interesse e apprezzamenti da parte del pubblico. È stato un lavoro anomalo rispetto ai miei precedenti, questo è sicuro, ma con il fine di creare il diverso, superiore a estreme condizioni. Si è formato un gruppo molto familiare che anche quando tutto ci veniva contro, è riuscito a proseguire e a portar a termine il lavoro. Alla fine, sono entusiasta come credo tutti gli altri.

May 2014

Lina Hu

QUADRO 14

Si tratta di un lavoro fatto di atmosfere. Atmosfere vissute, immaginate e rese tangibili attraverso un processo di condivisione dello spazio e del tempo. Ventitré corpi, diversi nella loro essenza, che dialogano tra loro… Cercano e trovano il proprio luogo; regalando la consapevolezza del loro essere qui ed ora.

P.s.: è stata un’esperienza bella e per certi versi dura ma sicuramente memorabile!

May 2014

Francesca Massetti

VITE di SCARTO - L.Putignani Performers Brera 2014 QUADRO 12

È passata ormai più di una settimana dal termine dell’esperienza di Drammaturgie Intercontinentali e le sensazioni sono ancora vive in me. Ovviamente, ripensando a tutto il percorso, la mente ritorna all’inizio del progetto, ossia a quel martedì pomeriggio dove tutto e tutti mi sembravano estranei, e il progetto anche: però mi incuriosiva, volevo farne parte.

Mi sono ritrovato dopo quasi un anno, ad essere io condotto e non più a essere il conduttore, come capita nel mio lavoro, e all’inizio non è stato semplice. Poi man mano che il tempo passava, ci ho provato gusto: andavo verso un qualcosa che non conoscevo; mi faceva [un poco] paura. 

A un certo punto quel Kaos che avevo nella testa iniziava a prendere forma, si iniziava a delineare quello che sarebbe stata la conclusione del processo.

Gestione delle situazioni sconosciute e ascolto del proprio corpo in diverse situazioni, a volte semplici a volte difficili. Stanchezza ed entusiasmo allo stesso tempo. Poi alla fine lo spettacolo: Vite di scarto

Grazie a tutti…

May 2014

Denis Silvello

VITE di SCARTO - L.Putignani Performers Brera 2014 QUADRO 5

 

L’esperienza è stata una sollecitazione alla creatività. La fase iniziale di improvvisazione è diventata un pretesto per conoscersi! Emozioni, sapori, suoni e simboli da tutto il mondo, il vissuto di ogni performer è entrato in maniera prorompente nel laboratorio! Ogni scena è diventata un organo vitale di un corpo che vive nel “qui e ora”! La visione che ho avuto ripensando al progetto è un tentativo di riconciliazione, sotto una torre di Babele invisibile, aldilà delle differenze di linguaggio e cultura! Come in una sorta di auto-ipnosi, la performance è stata per me un modo per imparare a vivere, il più appieno possibile e in maniera cosciente, il presente. Una presenza che in ogni movimento diventa più profonda e piena di significati! Riattivando circoli energetici del corpo a volte dimenticati, in alcuni momenti riuscivo a sentire il mondo come un unico respiro, e a muovermi con esso, ed in quel momento, privo di preoccupazioni e necessità, poteva sorgere spontanea la creazione! È stato sicuramente un progetto difficile da affrontare ma molto arricchente, gli stimoli e le suggestioni che ho ricevuto sono come semi che piano piano fioriscono!

May 2014   

Raffaella Menchetti

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VITE di SCARTO 2014 PUTIGNANI - ph Sareh Ghandchi

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